MuSa Salò

Redazione

Pubblicato il Pubbl. il 20.05.2024

Brescia Temporanea

Dallo splendore alle incertezze

Il MuSa mette in mostra una selezione di oltre cinquanta opere realizzate da alcuni dei maggiori esponenti della storia dell’arte della prima metà del Novecento.

ANSELMO BUCCI (1887–1955) Odéon MuSa Museo di Salò Via Brunati 9 – Salò (Brescia) www.museodisalo.it 1919-1920 olio su tela

Fino all’8 settembre

 

Dall’incontro del MuSa con un’importante Collezione privata del territorio, nasce la mostra Dallo splendore alle incertezze 1910 | 1950 Storie da una collezione privata, che nell’ampio spazio al piano terra del museo civico salodiano mette in mostra una selezione di oltre cinquanta opere realizzate da alcuni dei maggiori esponenti della storia dell’arte della prima metà del Novecento.

 

La mostra, a cura di Federica Bolpagni, Lisa Cervigni e Anna Lisa Ghirardi, istituisce l’avvio di un più ampio progetto di valorizzazione delle Raccolte private bresciane, costituendo un’occasione d’eccezione per accostarsi alla visione di un patrimonio inedito, solitamente non accessibile al pubblico, attraverso esposizioni prettamente dedicate. Il percorso trae avvio dalle atmosfere dominate dallo “splendore” tipico della Belle Époque, prima di approdare agli scenari minati dalle “incertezze” dei periodi post bellici, i cui esiti contribuirono a spegnere gli entusiasmi iniziali. Ascrivibile alla prima fase è la sala dedicata alla musica, all’interno della quale il Pianoforte viennese M. Schott, appartenuto al compositore salodiano Marco Enrico Bossi (1861-1925), è il perno attorno al quale s’irradiano le tele di Angelo Landi (Ritratto di Luciana Pantaleo, Violinista e Duetto al pianoforte), la Donna con mandolino di Cesare Monti e Il violinista di Emilio Rizzi. Di Anselmo Bucci sono inoltre esposte lo Studio per “Il violoncellista Crepax” – che ritrae il padre del fumettista Guido Crepax e del discografico Franco – e Odeon – una delle opere più significative del catalogo dell’autore, che raffigura se stesso in compagnia di amici, tra i quali il pittore Leonardo Dudreville e lo scultore Enrico Mazzolani, ad uno spettacolo ideale al teatro dell’Odéon di Parigi.

 

Lungo l’allestimento, condotto col doppio criterio cronologico e tematico, i fasti e la magnificenza del periodo sono inoltre incarnati dai figure femminili di Gian Emilio Malerba (L’attesa), Giuseppe Renda (Ondina, una delle due sculture in mostra insieme a Traguardo di Maria Chiaramonte Fornari), ancora Bucci (Juliette) e Landi (Ritratto di signora in rosa), Josef Dobrowsky con Nudo o Koloman Moser, austriaco, tra i fondatori insieme a Gustav Klimt della Secessione viennese, il cui Studio per Venere nella grotta è uno dei bozzetti preliminari del capolavoro conservato al Leopold Museum di Vienna.

 

Il racconto di alcuni dei decenni più intensi della storia italiana prosegue con la fiducia nel progresso e la glorificazione della guerra tipiche del periodo. Ne sono fulgido esempio Biplano e Trincea sul lago di Landi, S.t. (Guerriero) di Adriana Bisi Fabbri e i Funerali dell’eroe di Bucci. MuSa Museo di Salò Via Brunati 9 – Salò (Brescia) www.museodisalo.it Legate all’Avanguardia futurista sono invece Composizione di Ardengo Soffici e Al caffè, nella quale Leonardo Dudreville ritrae gli esponenti del gruppo. Al secondo Futurismo è invece ascrivibile Ellisse di una lucciola di Gerardo Dottori. Nelle opere tra gli anni Venti e Trenta si rintraccia il superamento del primo conflitto mondiale e l’auspicato “Ritorno all’Ordine” che ne conseguì, di cui il Gruppo Novecento – rappresentato in mostra da ben sei dei suoi sette fondatori – fu uno dei primi e maggiori sostenitori. Sono presenti opere di Mario Sironi, Leonardo Dudreville, Anselmo Bucci, Gian Emilio Malerba (Pegli), Pietro Marussig (Natura Morta) e Ubaldo Oppi (Nudo alla finestra).

CAGNACCIO DI SAN PIETRO (1897 – 1946) Natura Morta 1934 olio su tavola

L’influsso novecentista si fa sentire anche in altri autori: alcuni intrecciano il loro iter espositivo con la storia del Novecento italiano – come Mario Tozzi, Felice Casorati e Cesare Monti – altri ne raccolgono l’influenza, come Silvio Consadori e il Realismo Magico di Cagnaccio di San Pietro (Figura di fanciulla) e Monti (Figura). Il filone della natura morta è rappresentato dalle opere di Atanasio Soldati, Cagnaccio di San Pietro, Marussig e Mario Tozzi. Gli anni Trenta e Quaranta segnati dall’avvento del Fascismo sono narrati attraverso le opere di artisti invisi o, viceversa, supportati dal Regime. Tra queste: cinque carte di Sironi, di cui gli emblematici Grande studio per la figura femminile con libro e moschetto e lo Studio per cavallo e composizione dell’affresco Dux nel Sacrario della Casa Madre dei Mutilati di guerra a Roma.

 

Dei medesimi anni è Seconda Cronaca del tempo (frammento) di Corrado Cagli, parte del Ciclo Cronache del tempo, realizzato a decorazione della Sala della Rotonda per la II^ Quadriennale del 1935. Emblema di tutte le incertezze racchiuse nel titolo, il Dono Americano di Bucci, con le sue coloratissime latte americane dipinte sullo sfondo di una desolata e bombardata Milano, chiude con amara ironia l’intera mostra. Lungo tutta la mostra, accanto alla narrazione per immagini dei grandi avvenimenti della Storia nazionale, s’intrecciano storie di vita, aneddoti e curiosità su autori, luoghi e soggetti ritratti, emersi durante gli studi condotti per l’occasione espositiva e in essa per la prima volta raccontati al grande pubblico grazie ai pannelli che completano il percorso di visita.