Palazzo Reale

Anna Lombardi

Pubblicato il Pubbl. il 08.01.2024

Brescia Temporanea

Giorgio Morandi e Pietro Feroldi: storia di una collezione bresciana

Nella prima metà del Novecento, l’avvocato bresciano Pietro Feroldi riunisce nella sua collezione opere di De Chirico, Carrà, De Pisis, Fontana, Guttuso e non ultimo Giorgio Morandi. A Palazzo Reale, la grande mostra dedicata al Maestro dell’introspezione racconta la storia di questa collezione ormai smembrata.

Giorgio Morandi, Natura morta, 1926 (dettaglio). Courtesy of Pinacoteca di Brera

A Palazzo Reale fino al 4 febbraio è possibile visitare una monumentale ed enciclopedica mostra monografica dedicata a Giorgio Morandi, con oltre 120 opere realizzate in più di 50 anni di attività. All’interno della rassegna è forte il richiamo a Brescia, attraverso la figura di Pietro Feroldi, il grande avvocato collezionista la cui vicenda racconta di una strabiliante collezione d’arte che la città di Brescia si è lasciata sfuggire.

 

Tra i temi che l’esposizione approfondisce maggiorente c’è infatti l’epoca storica del grande collezionismo privato durante il XX, in particolare quello sviluppatosi in ambito lombardo. Un ristretto gruppo di colti e raffinati amatori d’arte inizia a collezionare le opere di Morandi, all’epoca ancora un giovane bolognese sconosciuto, stabilendo spesso un rapporto personale intenso e profondo con l’artista e favorendone la sua fortuna. Tra questi nuovi collezionisti, che seppero leggere nelle opere di Morandi un potenziale di investimento, c’è anche l’avvocato bresciano Pietro Feroldi.

 

“Persona di rara intelligenza, amante della pittura e della musica, lettore di classici e di moderni, perennemente agitato da uno spirito nobile e avvampante”, ma con un “carattere a dir poco antipatico”, così Carlo Belli critico d’arte lo descrive. Uomo geniale e tormentato comincia negli anni 30 a raccogliere a palazzo Pisa e nel suo studio di piazza Vittoria una collezione di dipinti, disegni e sculture di arte europea, con capolavori di De Chirico, Carrà, De Pisis, Fontana, Guttuso, Braque, Picasso e anche Giorgio Morandi.

Ritratto di Giorgio Morandi nella foto di Herbert List

L’avvocato si dedica al culto dell’arte tanto da essere ritenuto il caposcuola del collezionismo privato per la pittura moderna e la sua collezione viene ancora oggi studiata come eccezionale esempio di un collezionismo privato illuminato per l’intuito e la critica che lo muovevano.

 

Sorge spontaneo allora chiedersi dove sia questa collezione così amata e ricercata, e il risvolto della storia dimostra l’ottusità con cui Feroldi si è dovuto scontrare. Negli anni 40 l’avvocato propose al Comune di Brescia l’acquisto in blocco della collezione, non a caso Feroldi si era sempre opposto allo smembramento e all’esportazione delle opere, la fondazione Rockefeller tenterà più volte e di acquistarla.

 

Il comune rifiuta la proposta e l’avvocato parla di un grande rimpianto, la collezione di opere d’arte di livello mondiale non fu capita. Nel 1949 la collezione Feroldi venne venduta sottostimata, per 26 milioni di lire, a Gianni Mattioli, imprenditore milanese con le clausole che si chiamasse per sempre Collezione Feroldi-Mattioli e che non fosse mai smembrata né portata all’estero, ma così non fu. Ad oggi la collezione dell’avvocato bresciano è completamente dispersa, decretando una grande perdita collettiva. Pietro Feroldi morirà in corso Zanardelli nel 1955 con il profondo rammarico che la sua collezione non fosse stata comprata dal Comune e mantenuta unita.