Fondazione Zani

Redazione

Pubblicato il Pubbl. il 05.12.2034

Brescia Temporanea

Il Presepio di Casa Museo Zani inaugura la Trilogia Rossa

Il presepe di manifattura trapanese torna nuovamente visibile in occasione delle festività natalizie, con una rinnovata collocazione centrale all’interno del percorso espositivo, dopo il recente restauro conservativo che ne ha valorizzato le cromie polimateriche.

Dall’8 dicembre 2023 al 7 gennaio 2024

 

Simbolo di protezione e fortuna, amuleto contro la malasorte e le avversità, ma anche riferimento al sangue, alla Passione e Resurrezione di Cristo nell’iconografia cristiana. Attraverso il sincretismo di significati attribuito al corallo nelle diverse epoche, è possibile tracciare un excursus storico che dalle civiltà antiche conduce sino al Barocco, in cui trovano spazio i monili sinonimo di prestigio delle classi abbienti, icone e Pale d’altare del Rinascimento ove il Bambin Gesù indossa un rametto per ciondolo – presagio della futura Passione – e i virtuosismi plastici dei complementi d’arredo di età barocca.

 

IL PRESEPIO DI CASA ZANI

Un ideale fil rouge nel quale si trova incastonato anche il prezioso Presepio di Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani, di manifattura trapanese, attribuito alla prestigiosa bottega dei fratelli Tipa. Acquisito dall’imprenditore e collezionista bresciano Paolo Zani nel 2004, la scultura torna nuovamente visibile in occasione delle festività nataliziecon una rinnovata collocazione centrale all’interno del percorso espositivo, dopo il recente restauro conservativo che ne ha valorizzato le cromie polimateriche. L’opera è stata inoltre oggetto di nuove indagini storico-artistiche, confluite nel contributo critico di Clelia Arnaldi di Balme, conservatore Arti del Barocco di Palazzo Madama, tra le massime studiose dell’argomento.

Alla dimensione raccolta della sala dedicata alle temporary exhibitions, corrisponde l’intimità della “Natività”, ambientata tra le rovine di un’architettura classicheggiante di gusto piranesiano. Attorno alla Sacra famiglia, tra rocce e alberi di corallo, si trovano cherubini e putti svolazzanti, pastori e pastorelle con i loro animali.

 

La qualità dell’intaglio e la dovizia di particolari che contraddistinguono ogni figura, rimandano ai migliori presepi in corallo e avorio della metà del Settecento, rendendo l’opera un esempio d’altissima qualità del genere di manufatti prodotti nella Sicilia dei secoli XVII – XVIII. Oltre al corallo rosso e nero sono presenti elementi in avorio, madreperla, marmi rossi e gialli, pietre dure, argento, ottone e rame dorato, ambra e lacca. L’area trapanese fu infatti il luogo maggiormente vocato alla lavorazione del corallo, pescato in loco o importato dal nord Africa. Tuttavia, dalla seconda metà del Settecento complice il progressivo esaurirsi dei banchi di corallo e la conseguente difficoltà a rifornirsi di rami di grandi dimensioni, si andò intensificando il ricorso a materiali preziosi diversi, assemblati in creazioni sempre più elaborate.

 

LA BOTTEGA DEI TIPA

Famosi “per lo scolpire in tenero e in piccolo” – come ricorda Clelia Arnaldi di Balme nella pubblicazione che accompagna la mostra – i Tipa furono una famiglia di scultori trapanesi che destò grande apprezzamento non solo nel panorama artistico siciliano, ma anche tra i viaggiatori inglesi. Alla produzione dei Tipa sono ricondotti altri Presepi ad intaglio in avorio di altissimo livello tecnico. Tra questi, quelli conservati al Bayerisches Nationalmuseum di Monaco, acquistati dal re Ludovico di Baviera durante un tour in Sicilia nel 1817.

 

 

LA TRILOGIA

“Rosso Corallo. Natale nella Casa Museo”, l’appuntamento di Casa Museo Zani in occasione delle festività, è la prima tappa di un triplice progetto espositivo avente il colore rosso come comune denominatore. La rassegna, ideata da Massimiliano Capella, Direttore della Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani, proseguirà da fine gennaio a maggio 2024, con due importanti focus dedicati alla scultura in porfido egiziano (Rosso Impero) e all’alta moda (Rosso Moda), e prestiti provenienti da alcune tra le maggiori collezioni private italiane dei rispettivi settori.